LA FAVOLA DELL’AMORE PERDUTO

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Questa volta, ho voglia di condividere con te una favola che trovo bellissima e che consiglio di leggere. Come tutte le metafore è in grado di portare delle riflessioni che possono illuminare, o cambiare il tuo punto di vista, o riconoscere qualcosa che hai dentro.

Sono convinto che ognuno possa trarre un insegnamento dando un significato personale a questo racconto. Ringrazio Massimo Tacchini che l’ha condivisa e qumran.net per averla pubblicata.

E per te, qual è l’insegnamento che trai da questo racconto?

QUESTA E’ LA STORIA DI PAOLA, UNA STORIA COME TANTE ALTRE. Mamma e papà di Paola non si amavano più. Paola capiva tutto. Papà e mamma erano pieni d’ira e si voltavano la schiena. Papà, una volta, aveva rotto un bicchiere dando un pugno sulla tavola e mamma aveva schiaffeggiato Paola, perché non osava ancora schiaffeggiare papà.

Paola andava dall’uno all’altra e diceva delle parole piacevoli per farli ridere, raccontava tutte le cose buffe che le erano capitate e quello che era successo a scuola, tentava di riconciliarli.

Di notte, nel suo lettino, stringeva forte forte al cuore il suo tigrotto di stoffa mentre dalla camera di papà e mamma filtravano spesso strilli e imprecazioni soffocate e il rumore degli attaccapanni sbattuti di malagrazia. Paola si premeva forte le mani sulle orecchie e pregava: «Signore, per piacere, falli smettere!».

Quando arrivava un estraneo e osservava gli occhi gonfi di mamma, e papà afono per aver troppo gridato, Paola preveniva le critiche e diceva: «Vedi, è colpa delle cipolle». Oppure: «Non conosce una medicina per papà? Ha il mal di gola e non può più parlare».

Una notte, Paola fu svegliata dalla solita baruffa. Dormiva abbracciata al suo tigrotto e sentì chiaramente: «Basta! Non possiamo continuare così!», diceva mamma. «Sei tu che vuoi sempre avere ragione!» ribatté papà. «Che cosa suggerisci, sapientona?». «Ci… dividiamo. Ognuno per conto suo e… non se ne parli più!». 

La casa si riempì di silenzio, ma qualcuno con un buon udito avrebbe potuto sentire il piccolo cuore di Paola che batteva all’impazzata: «Tum… tum… tum…», mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime. «Non voglio! Non voglio!». Mormorava piano piano.

«E allora parti!», disse una voce. Paola trattenne il fiato per la sorpresa.
«Chi ha parlato? Chi c’è qui?», domandò un tantino inquieta. «Sono io, il tuo tigrotto», riprese fiera la vocina. Paola accese la luce del comodino ed esaminò il pupazzo di di stoffa. «Tu, parli?».

Gli occhi di vetro del tigrotto brillarono come fossero veri. «Quando ci vuole, ci vuole», bofonchiò. «Chi ama tanto, può far parlare anche le pietre, se è per questo. Ora ascoltami bene: posso parlare solo una volta nella vita, anche se la vita di un animale di stoffa è piuttosto lunga e non mi posso lamentare. Ecco quello che devi fare: vai a riprendere l’amore perduto di mamma e papà».

«Dove?».

«C’è un posto dove si trovano tutti gli amori perduti. Non perdere tempo; bisogna riportarli finché sono ancora vivi, caldi e luminosi; altrimenti non c’è niente da fare… Puoi andare soltanto tu. Prenditi lo zainetto: l’amore di un papà e una mamma è pesante».

«Ma non conosco la strada». Protestò Paola mentre si vestiva e indossava il fedele zainetto scolastico. «La troverai. Parti diritto avanti a te».

«Ma c’è il muro!».

«Fidati di me. Tira diritto!».

Paola chiuse gli occhi e… passò attraverso il muro. Si trovò in un giardino intersecato da molti sentieri. Ne imboccò uno. Dopo un po’, scorse su una panchina qualcosa che brillava. Si avvicinò e vide che era un pezzettino dell’amore di mamma e papà. Naturalmente lo riconobbe subito, perché i figli sono fatti con l’amore di mamma e papà. Poco più in là, vicino a una grande quercia, vide un altro pezzettino, appena uno spolverio, dell’amore di mamma e papà. Si avvicinò e vide che, in un angolino del tronco rugoso, erano incise alcune parole: «Riccardo e Ornella, per sempre».«Sono mamma e papà», mormorò Paola.

Raccolse la polvere luccicante e la infilò nello zainetto con il pezzetto che aveva già trovato. «Di questo passo, ci metterò un sacco di tempo» si disse. Proprio in quel momento alzò gli occhi e vide il cartello indicatore: «Deposito amori perduti. Di qua».

Un cartello festonato di ragnatele polverose indicava: «Palude del Mio-mio». «Sempre diritto!», fece Paola ad alta voce. Strinse i pugni e si incamminò nel fango.

Paola era stanca e quando scorse che cosa l’attendeva, si accasciò avvilita. «Oh, no!». Quello che aveva davanti era il peggiore dei precipizi che avesse mai visto. E per di più lei pativa le vertigini. Incastrato sull’orlo del dirupo faceva capolino il solito cartello scheggiato: «Salto della fiducia».

La parola «salto» non diceva niente di buono a Paola, ma la prospettiva di tornare ad affrontare la palude era altrettanto tremenda. Si affacciò sul ciglio del precipizio, chiuse gli occhi, strinse i pugni e saltò.

Atterrò sul soffice. Si trovò su uno strato di rose enormi, profumate, colorate, morbide come seta. Si rialzò e ricominciò a camminare con decisione. Troppa decisione. Le sue gambe affondarono e le spine, spine enormi come le rose, la ferirono.

«Ahi!», gridò Paola. Un’ape che ronzava come un elicottero con il suo canestrino per raccogliere nettare, la rimbrottò severamente.«Devi essere delicata, se vuoi camminare sulle rose. Non lo sai?». «Grazie, signora ape. È che sto cercando l’amore perduto di mamma e papà».

«Sei quasi arrivata. Vai sempre diritto. E mi raccomando… Delicatezza e rispetto!».

Paola riprese a camminare, facendo molta attenzione a dove poggiava i piedi. Il sentiero di rose si fece sempre più solido e sicuro. Finalmente, dopo una collinetta color tramonto, Paola arrivò a una strana costruzione. Il cartello non lasciava dubbi: «Deposito degli amori perduti. Fare lo scontrino alla cassa».

La gioia di Paola si velò di preoccupazione. Aveva esattamente 2 euro e 50 centesimi in una tasca dello zainetto. Quanto poteva costare lo scontrino per ritirare un amore perduto?

C’erano altre persone che facevano la coda davanti a un burbero cassiere, che teneva in mano una bilancia a due piatti: su uno poneva l’amore perduto richiesto, sull’altro il prezzo che il richiedente era disposto a pagare.

A quanto pareva nessuno riusciva a pagare la somma richiesta. E il cassiere, inflessibile, li rimandava indietro.

Davanti a Paola c’era un uomo triste e grigio. Mise sul piatto della bilancia un milione. Ma il piatto della bilancia non si mosse neanche un po’. L’amore perduto pesava molto, molto di più. L’uomo se ne andò, più triste e più grigio di prima.

Paola era davvero preoccupata. Stringendo in pugno le sue due monete, guardò il cassiere e disse con la sua voce da passerotto: «Vorrei l’amore perduto di mamma e papà». Il cassiere aprì un armadio e ne tirò fuori un grosso amore che sistemò sul piatto della bilancia. «È ancora caldo e luminoso, meno male», pensò Paola. «Come paghi?», chiese severo il cassiere.

Paola allungò esitante la mano con le monete, poi con un’improvvisa ispirazione, si sedette sull’altro piatto della bilancia. I due piatti scattarono e si fermarono in perfetta parità.

«Ok. Il prezzo è giusto!», disse il cassiere. Paola lo abbracciò felice. Prese l’amore di mamma e papà e… si trovò a casa.

Quando mamma e papà furono seduti a tavola per fare colazione, Paola arrivò in pigiama e senza parlare posò in mezzo al tavolo l’amore che aveva ritrovato. Un’ondata di calore e di felicità, di baci e di voglia di cantare, invase la casa. Mamma e papà guardarono la loro bambina con occhi che brillavano di una luce tenera. Paola aspettava.

Mamma e papà sorrisero. Per le sue misteriose vie, l’amore era tornato al suo posto. «Grazie, Paoletta», disse mamma. «Abbiamo capito». «E ora dobbiamo fare un viaggio. Anche noi...», continuò papà.

Paola li abbracciò tutti e due con un lungo e riconoscente sospiro di sollievo.

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Sergio Amatulli

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Sergio Amatulli

Executive e Team Coach, Fondatore di Human Performance Italia at Autostimaweb
Esperto in Psicologia del cambiamento, Coaching e Sviluppo Risorse Umane, ha sviluppato progetti di respiro nazionale ed internazionale per noti marchi e aziende medie e grandi dimensioni e di diversi settori.
E’ curatore del blog di riferimento sul Coaching aziendale in Italia e redattore di testi e articoli sul Coaching e sullo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva.
E’ un Coach certificato a livello nazionale ed internazionale, e per noi di Autostimaweb sarà supervisore, mentore, e fonte di ispirazione.
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